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Un Cigno Grazioso Per Il Marchese Impavido Bonus Scena

Un Cigno Grazioso Per Il Marchese Impavido Bonus Scena

«Luke! Smettila di tormentare Penelope!» La voce di Nora giunse fino al tetto, ma i bambini, che giocavano poco lontano, non si curarono di ascoltarla.

Continuarono a giocare con la consueta irruenza. Liliana sapeva che era solo questione di tempo prima che qualcuno si offendesse e decidesse di non voler più giocare. Allora avrebbe covato un piccolo rancore e sarebbe regnata la pace... ma soltanto per una mezz’ora.

«Ti affanni inutilmente, sorella. Questi bambini non ascolteranno mai», disse espirando, già esausta nonostante la giornata fosse appena cominciata.

«Santo cielo! Non ricordo che noi fossimo mai tanto incontenibili.»

«Nemmeno io. Eravamo adorabili, sorella, te lo assicuro. Facevamo sempre tutto ciò che ci veniva ordinato. Almeno, io lo facevo. Tu... tu eri un po’ troppo volubile, quasi spericolata. Hmm... Immagino che la mela non cada davvero mai troppo lontano dall’albero.»

Nora sbuffò e Liliana sorrise, allargando il sorriso su tutto il volto.

«Non farti sentire da loro. Lo prenderebbero come un permesso di buttare giù la casa, e per giunta con il sorriso sulle labbra. Non so da dove traggano tanta energia! E Peter? Lui è un vero concentrato di guai ed è figlio tuo. Mi domando da quale albero sia caduto.»

A sostegno delle proprie parole, guardò verso gli uomini... Sebastian e suo marito, Gerald. Sedevano poco lontano, intenti a giocare a carte.

Nora era giunta fin lì dallo Yorkshire insieme al marito per far loro visita. Lo facevano spesso, ogni sei lune piene circa. A volte era Liliana ad andare da loro.

Sono trascorsi quindici anni da quando Liliana ha pronunciato i voti presso il lago dei cigni, e quattordici dalla prima volta in cui è diventata madre.

Deve ammettere che, per quanto desolante sia stata la prima parte della sua vita, tutto ha preso una piega migliore.

Finora la sua vita è stata colma di felicità, pace e beatitudine. Ha sposato un uomo meraviglioso ed è stata benedetta con quattro figli altrettanto meravigliosi.

Lei e Sebastian hanno deciso di averne così tanti perché, crescendo, entrambi avevano avuto un solo fratello o una sola sorella.

C’erano Liliana, la primogenita, Pete, Benjamin e Lois, la più piccola, che aveva otto anni. Viveva per loro. Erano loro a dare un significato alla sua stessa esistenza.

Oh, non aveva mai creduto possibile amare qualcuno tanto profondamente, eppure ogni giorno veniva smentita. Essere moglie era meraviglioso, ma essere madre costituiva un’esperienza di tutt’altra potenza.

È benedetta dalla sorte. È l’unica cosa che può dire di sé. È immensamente fortunata e vive ogni giorno con gratitudine.

Sebastian continua soltanto a migliorare: giorno dopo giorno diventa un marito migliore, un padre migliore e un signore migliore. È ancora il marchese di Northcott, e va benissimo così. Non hanno alcuna fretta di diventare duca e duchessa.

I suoi suoceri hanno ancora molti anni davanti a loro, e lei confida che Dio glieli conceda.

Continuano a far loro visita. Non con la stessa regolarità di un tempo, perché viaggiare con tanti bambini può rivelarsi difficile. Nondimeno, vanno da loro abbastanza spesso da assicurarsi che stiano bene e godano di ottima salute.

E Nora? Oh, anche sua sorella ha avuto una vita splendida.

Poco dopo la nascita della piccola Liliana, Sebastian strinse amicizia e avviò una società d’affari con un mercante, che un giorno condusse a casa.

Il caso volle che Nora fosse in visita proprio allora, e così accadde. L’amore.

Sua sorella si era innamorata. Di un mercante privo di titolo e di immense ricchezze, sebbene disponesse di mezzi più che sufficienti per provvedere alla famiglia.

Non era il più ricco degli uomini ed era a malapena conosciuto in società. Eppure Nora lo amava e lo voleva.

La cosa migliore era che anche lui l’amava e la desiderava. Così, prima della fine dell’anno, si sposarono.

Liliana aveva visto la sorella perdonare se stessa e maturare, trasformarsi in una donna diversa che, in qualche modo, era sempre Nora. Aveva creduto che le cose non potessero andare meglio, ma Gerald... Gerald aveva cambiato tutto.

Il matrimonio ha fatto bene a Nora quanto a Liliana, e anche di questo lei è grata. Nora ha scelto un uomo buono ed è stata benedetta con tre figli: Penelope, Evie e Williams.

Ogni volta che si riunivano in quel modo, i bambini minacciavano di sfinirli fino alla morte. Eppure nessuno di loro poteva negare di amarne ogni singolo istante.

Giornate come quella erano ciò che Liliana attendeva con tutto il cuore.

«Un penny per i tuoi pensieri, cara sorella?»

Liliana guardò Nora, sapendo di poterle confidare ogni cosa. Ora che il passato era definitivamente alle loro spalle, erano diventate le migliori amiche. Condividevano davvero tutto.

«Pensavo semplicemente a quanto la vita sia stata generosa con noi, sorella. E dire che era cominciata in modo tanto desolante. Ma poi tutto si è risolto per il meglio, non è vero?»

Nora annuì, d’un tratto pensierosa anche lei.

«È vero, sorella. È proprio così. Non riesco a credere a quanto siano stati meravigliosi questi ultimi anni. Non sono mai stata incline a credere nelle fiabe. Eppure devo ammettere che le nostre vite sono state proprio questo: un lieto fine.»

«Come nei libri e nelle opere teatrali? Te l’avevo detto che poteva accadere anche nella realtà.»

«Sì, sì, me l’avevi detto. Sono grata per ogni istante che passa.»

«Anch’io.»

Naturalmente, le loro vite non erano sempre prive di ostacoli. Anche loro avevano avuto la propria parte di difficoltà: affari, incomprensioni, ma nulla che avesse mai minacciato la loro pace, la loro gioia o la loro sicurezza.

«Ti domandi mai quanto sarebbero state diverse le nostre vite, se tutto ciò non fosse accaduto?» chiese Nora con sincera curiosità.

Liliana ci rifletté per qualche istante.

«A dire il vero? Sì, ma ormai non più tanto. Sono giunta alla conclusione che queste cose siano accadute per una ragione. È stato tutto predisposto con cura per condurci dove siamo adesso, qui. E sì, abbiamo dovuto sopportare sofferenze in apparenza inutili, ma credo che, alla fine, ne sia valsa la pena.»

«Hmm... Credo di sì. A volte vorrei che fossero ancora qui... Madre e padre. Sarebbero stati tanto felici e tanto fieri di noi.»

«Lo sono, Nora. Sono sempre con noi. Nei nostri cuori.»

«Sì, hai ragione. Lo saranno sempre.»

«Proprio così.»

Seguì una breve pausa prima che Nora parlasse di nuovo. Questa volta Liliana intuì la domanda prima ancora che la pronunciasse.

«Mi domando come se la passi Rothwell... se abbia infine cercato la redenzione per i suoi peccati.»

«Chi può saperlo? Se lo ha fatto, so che il Signore lo perdonerà. Come abbiamo fatto noi.»

Fu bello pronunciare quelle parole. Liliana non aveva mai creduto che quel giorno sarebbe giunto, invece era arrivato. Aveva perdonato completamente Rothwell, per quanto difficile si fosse rivelato, e aveva incoraggiato Sebastian a fare altrettanto.

Era stato per il loro stesso bene, perché il peso del rancore si era sollevato dai loro petti.

«Sì, immagino di sì», fu la semplice risposta di Nora.

Prima che le due dame potessero aggiungere altro, gli uomini vennero a rapire le loro donne, trascinandole in un valzer al suono della musica che risuonava nei loro cuori, mentre i bambini giocavano nel prato.

«A rievocare il passato, come sempre?» chiese Sebastian, guidandola nella danza con assoluta naturalezza.

In tutti quegli anni, se c’era una cosa che i loro corpi avevano imparato a fare, era danzare insieme. Liliana aveva perso il conto dei balli che avevano condiviso fino ad allora.

Danzavano spesso. La notte, al chiaro di luna; di giorno, nella stanza da cucito di lei, ogni volta che lui andava a trovarla. Nel cortile, come in quel momento.

Nei campi, senza curarsi di chi potesse osservarli. Non che la servitù ne fosse infastidita. Non era un segreto che vedere il loro signore e la loro signora tanto felici e innamorati li colmasse di gioia e della speranza di poter trovare anche loro qualcosa di altrettanto puro e forte.

«Volgere regolarmente lo sguardo al passato ci aiuta ad apprezzare di più il presente.»

«La goccia del cielo... di Alan Leighton.»

Liliana sorrise, per nulla sorpresa che lui sapesse esattamente da dove provenisse la citazione. Era il suo libro, il primo che aveva scritto e pubblicato. Quello che aveva iniziato in una camera in cui era tenuta prigioniera.

Vedete, un’altra meravigliosa conseguenza dell’essere sposata con Sebastian era che lui non si era limitato a incoraggiarla: l’aveva anche aiutata a realizzare tutti i suoi sogni.

Le permetteva di scrivere e cucire e, innumerevoli volte, l’aveva condotta in viaggio per mare soltanto perché potessero navigare insieme. Liberi, come le loro anime erano nate per essere.

Faceva tutto questo pur essendo madre e occupandosi della casa. All’inizio non era stato affatto facile, ma aveva trovato un equilibrio. Ora riusciva a gestire bene ogni aspetto della propria vita.

«Un giorno, Longcross, su quei libri comparirà il nome di Liliana Leighton.»

«E quando quel giorno arriverà, che Dio mi perdoni, sarò l’uomo più orgoglioso della terra. I tuoi libri hanno cambiato delle vite, Liliana. Desidero ardentemente che giunga il giorno in cui la società si sarà evoluta abbastanza da non negare a una donna ciò che le spetta soltanto a causa del suo sesso.»

«Sarò felice di aspettarlo. Credo che ormai quel giorno non sia più tanto lontano.»

«Lo credo anch’io. Lo credo anch’io.»

Calò il silenzio, ma non smisero di danzare sulle melodie che i loro cuori suonavano insieme, all’unisono. Lei posò il capo contro il petto del marito, assaporando il battito regolare del suo cuore contro l’orecchio.

«Questa è la nostra vita, amata moglie», sussurrò Sebastian chinandosi verso di lei. «Felici, innamorati, in pace, per sempre.»

Liliana gli sorrise, mentre un brivido le percorreva la schiena. Non avrebbe mai smesso di esercitare quell’effetto su di lei.

«Una vita meravigliosa, amato marito. Davvero meravigliosa.»

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